FIRE Talks 1: Alex

Ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Alex Fox, 33 anni, membro attivo della comunità FIRE europea ad italiana e gestore di un gruppo facebook italiano sul FIRE. Segue il FIRE da tantissimo tempo (prima ancora che venisse chiamato così!) ed è molto vicino a raggiungere il suo FIRE goal. Ha vissuto e lavorato in giro per il mondo e ha anche preso parte a workshop ed eventi organizzati da FIREHub.eu.

Ciao Alex! Per iniziare puoi dirmi un po’ di te? Di dove sei, dove vivi attualmente?

Sono della provincia di Milano, dove sono rientrato da poco dopo aver vissuto una decina di anni all’estero: sono da prima stato in Spagna più di un anno, poi in Brasile e Sud America, quindi Francia. Successivamente sono stato assunto da una impresa con la quale mi sono spostato prima negli Stati Uniti e poi in Germania. Da lì sono tornato in Italia nel 2017, per poi ritornare per una seconda volta in Germania, per un paio di anni. Ora sono nuovamente in Italia, a Milano, anche se punto a passare alcuni mesi nelle isole Canarie, lavorando da casa ormai da anni fortunatamente me lo posso permettere. Mi unisco al gruppo dei nomadi digitali alle Canarie dove vorrei passare almeno il tempo durante il periodo invernale.

E di cosa ti occupi?

Di base sono un ingegnere, ho studiato ingegneria anche se di fatto faccio tutt’altro: da un po’ di tempo ho iniziato a formarmi nel campo del digital marketing e digital transformation, che è parzialmente il mio lavoro attuale.

Mi puoi dire come ti sei avvicinato per la prima volta al FIRE? Perché hai scelto di seguire questo movimento?

Come sono arrivato al FIRE? Ai tempi ancora non si chiamava FIRE, il nome FIRE è diventato un marchio dopo… Ai tempi penso avessi 18 o 19 anni, nell’epoca tra fine liceo e inizio università, in realtà non è che me ne abbiano parlato, ci sono arrivato un po’ da solo attraverso semplici considerazioni personali.

Usando i classici indicatori ISTAT reperibili ai tempi, avevo fatto delle analisi basate su dati come: lo stipendio medio di un ingegnere, tasso di crescita dello stesso, inflazione media e costo della vita media di un posto come l’hinterland milanese; dopo vari tentativi di rimescolamento dei numeri ero arrivato a due conclusioni:

1) era ovvio che il gioco non stava in piedi. Tutte le stime portavano in un’unica direzione: semplicemente avrei dovuto vivere tutta la mia vita da lavoratore, come dicono gli anglosassoni “paycheck to paycheck”.

2) mi è sembrato assurdo che quasi nessuno dei miei coetanei facesse un così semplice ed importante esercizio, che poteva pero avere un impatto sulla propria vita così grande, tutti sembravano vivere e prendere decisioni personali cruciali senza pensare, basandosi semplicemente sul fatto che fossero la cosa giusta da fare. Ma per chi?

A quei tempi la libertà – di tempo ed economica – era il mio goal, il driver principale che utilizzavo per decidere come portare avanti la mia vita, ho cercato di capire quali erano le possibili alternative per fuggire al destino delle tabelle ISTAT.

Il primo passo è stato quello di iniziare a studiare ed informarmi (penso di non aver mai smesso da allora), già ai tempi leggevo e mi informavo moltissimo, forse sono stato tra i primi ad ascoltare podcast in Italia in quegli anni… ai tempi ovviamente esisteva solo materiale in inglese; cercavo punti di vista differenti a riguardo del personal finance attraverso blog e libri, per poi approdare ad autori più riconosciuti come Kiyosaki e Benjamin Graham or Vicki Robin.

Ho iniziato a informarmi parecchio sugli investimenti, sul funzionamento degli interessi composti e dei portfolio equilibrati. Gli stessi ETF non esistevano a quei tempi in Italia o per lo meno il mercato degli ETF era davvero piccolo.

Insomma, mi sono avvicinato a questo mondo in modo davvero empirico, capendo che l’unico modo per avere successo sarebbe stato quello di ingrandire la forchetta tra i guadagni e i risparmi: da qui la mia strategia si è basata principalmente su due aspetti: massimizzare gli introiti e ottimizzare le spese.

Puoi dirmi di più so come hai attuato questa tua strategia?

Per la massimizzazione degli introiti la mossa più naturale ed ovvia ai tempi mi è sembrata quella di trovare un impiego che pagasse più della media. Dopo aver studiato un po’ di statistiche ho iniziato a cercare un lavoro che:

1) fosse allineato alle attività e soft skills che piacevano a me – ad esempio mi piaceva essere a contatto con le persone, e mi appassionavano le teorie legate alla vendita, il marketing e la negoziazione;

2) che pagasse più della media ed offrisse benefit che mi potessero far risparmiare una grossa spesa (ad es. auto aziendale, stock options , assicurazione sanitaria). Come risultato di questa analisi i ruoli tecnici-commerciali per multinazionali Americane o Cinesi avevano rispettato i due punti precedenti. Dopo essermi preparato ad hoc per tali posizioni ho iniziato a mandare candidature per infine essere assunto da un’impresa americana molto famosa per una posizione di Key Account Manager.

Per quanto riguarda l’ottimizzazione delle spese ho iniziato a fare il tracking di tutte le mie spese e la loro divisione in macro e micro gruppi. Mi è sembrato ovvio sin dall’inizio che le spese principali erano relative alla casa ed all’automobile – e quest’ultima non era più un problema grazie all’auto auto aziendale, il ché è un risparmio pazzessco. Rimanevano dunque le spese legate alla casa: ho deciso di approcciarmi al mondo del mercato immobiliare e delle aste, questo passaggio mi ha portato a trasformare il costo della casa in una possibile seconda fonte di guadagno e di crescita degli asset: non solo non ho mai pagato un affitto in Italia, ma ho anche aumentato le mie entrate grazie alla rivendita sul mercato libero dopo almeno 5 anni di proprietà e di utilizzo. Un altro aspetto da non sottovalutare è la possibilità di fare “debito sano” (nd. mutuo sulla casa), ossia debito con tassi di interesse più bassi rispetto alle percentuali medie di ritorni che potevo avere investendo i miei risparmi in altri modi.

Questi sono stati i primi passi che ho mosso nel mondo di quello che oggi si chiama movimento FIRE. È stato moto interessante osservare la creazione di un movimento mondiale, europeo ed italiano intorno a questi concetti, avere una community non può che essere di aiuto a chi ne fa parte, e sono stato anche ad alcuni degli eventi di cui abbiamo parlato (nd. gli eventi organizzati da FireHub.eu).

E questo è tutto ciò che ho da dire su questa faccenda.” (cit. Forrest Gump)

Quindi segui questo movimento già da un bel po’ di tempo, sono già 15 anni che ti interessi di questi argomenti. Come consideri il tuo percorso fino ad ora? Hai raggiunto degli obiettivi, ti sei dato un goal raggiunto il quale andare in pensione?

In generale sono contento del percorso fatto fino ad ora. Beh, il piano è rimasto lo stesso anche oggi a distanza di 15 anni, forse una delle differenze rispetto ad un classico piano FI è data dal fatto che ho tolto dalla parte di budgeting tutta la parte immobiliare. Come già citato: negli ultimi anni ho vissuto negli immobili che sono riuscito a comprare a prezzo favorevole per poi poterle rivendere nel momento in cui avevo bisogno di più spazi, questo mi ha permesso di generare capital gain e far crescere gli asset. Detto questo, io nel calcolo degli asset e del cash flow personale la parte immobiliare la tengo fuori, e mi sono creato un target dal punto di vista monetario per il quale – come da classica teoria FIRE – i ritorni sugli invetimenti vanno a coprire le tue spese medie mensili. Io a questo goal sono molto vicino, sono circa all’85%.

Una cosa che ho pianificato fin dall’inizio era quella di iniziare a prendermi più spazi dal punto di vista lavorativo e della gratificazione personale: un percorso FIRE tradizionale prevede alcuni anni di grande sacrificio lavorativo e minimizzazione delle spese per poi potersi godere il “RE”. Io non mi riconosco molto in queste modalità, quindi ho sempre cercato di creami delle condizioni lavorative favorevoli ed in linea con le mie necessità. Lo ammetto: i primi anni ho lavorato tantissimo, forse troppo, pero è stata una grande scuola, ho imparato tantissimo, non solo dal punto di vista professionale. È stato anche molto importante per capire cosa realmente NON volevo. Forse, anche grazie a quei sacrifici, posso oggi godere di molta flessibilità – in termini di luogo di lavoro, orari, organizzazione delle mansioni, etc. Oggi mi sento parecchio fortunato a poter godere di tale flessibilità, di non sentire la pressione di un capo ti dica cosa fare o qualcuno che detta i tempi; il rischio è quasi il contrario, quando hai troppa libertà rischi di lavorare di più. Ma questo è un altro discorso.

Per l’appunto come ti dicevo adesso io passerò un paio di mesi alle Canarie per lavorare da lì, durante il periodo estivo di solito passo molto tempo tra montagna e mare, lavorando da remoto o in vacanza. Durante un incontro di sostenitori del FIRE a Madrid, uno dei partecipanti ha parlato dei “mini-retirement prima del retirement”, cioè iniziare ad assaporare un po’ della vita FI prima del tempo, ritagliandosi dei piccoli periodi di stacco, in primis per non trovarsi spiazzato quando arriverà l’atteso momento del FI o non aver coltivato interessi negli anni precedenti , ma soprattutto per godersi il QUI ed ORA.

Io ho sempre voluto lavorare su un progetto mio, forse questo è l’unico rimpianto, quindi probabilmente quando arriverò vicino al conseguimento del goal FI, o magari anche qualche anno prima, potrò decidere di iniziare a dedicarmi con più tranquillità alla creazione di un progetto personale. In ogni caso, si tratta di attività tipicamente online che richiedono poco capitale e mi permetterebbero di delegare parecchio…altrimenti si ritorna nella tanto odiata Rat Race.

Cavolo, ma sei stato bravissimo, hai quasi raggiunto il tuo obiettivo. Come immagini la tua vita post FIRE, o post retirement?

Non so se hai presente la “Piramide di Maslow“, la piramide delle necessità primarie – alla base vi sono necessità quali mangiare, respirare, e così via; mano a mano che si sale, ci sono necessità meno essenziali ma molto importanti per l’autorealizzazione dell’individuo. Per me, il discorso del FIRE è legato, aldilà del punto di vista economico, a quello della realizzazione personale. Vorrei poter utilizzare il mio tempo per cose più utili rispetto al dover lavorare tipicamente per un’impresa che non aggiunge nulla alla tua vita o al mondo in cui viviamo. L’idea è di muoversi verso delle necessità meno primarie, ma più utili ai fine di una maggiore realizzazione: fare del bene per gli altri, ad esempio, per le persone vicino a te.

La Piramide di Maslow

Come gestisci questo tuo stile di vita FIRE con amici e parenti? Ne parli in giro?

Con gli amici, sì. Magari non sanno proprio cosa sia il concetto di FIRE, ma essendo che è da quando c’ho 18 anni che ho queste idee in testa, non avrebbe senso tenersele dentro. Se qualcuno ha voglia di capirle e accoglierle bene, altrimenti fa niente… Ognuno è libero di andare per la propria strada. Io ho avuto la fortuna di avere vicino, sia dal punto di vista della famiglia che degli amici e dei conoscenti, delle persone molto sveglie e intelligenti che in molti casi non hanno fatto fatica a capire questo concetto. Forse molti hanno pensato fosse irrealizzabile e questo più che altro per delle dinamiche di convenzioni sociali. In molti pensano che non sia concepibile una vita senza l’obbligo del lavoro. Che magari in alcuni particolari casi fortunati qualcuno non ha bisogno di lavorare, per il resto tutti lo devono fare, spesso le persone non comprendono che esistano alternative per vivere senza l’obbligo del lavoro. Al di là di questo, io esprimo questo mio stile di vita abbastanza spesso, anche con sconosciuti. Di primo approccio può creare qualche distanziamento, però questo può servire anche solo a provare ad aprire gli occhi a persone che potrebbero trarne beneficio – informandosi, leggendo e cercando di pensare al di fuori degli schemi e delle idee normalmente concepite dalla società, per poi trovare una strada migliore per loro stessi. Per questo sono abbastanza aperto sotto questo punto di vista, non ho paura di parlare di questi concetti, anzi!


Ps. Se hai una esperienza legata al FIRE da condividere e ti va di fare due chiacchiere, scrivimi a contact@movimentofire.it

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